LINEE GUIDA SULLA REALIZZAZIONE DELLE
ATTIVITA' ASSISTENZIALI CONCERNENTI LE CURE PALLIATIVE
Premessa
L'obiettivo
IV del PSN 1998-2000 ( DPR 23 luglio 1998) aveva già previsto tra le priorità
del S.S.N. quella del miglioramento dell'assistenza erogata alle persone che
affrontano la fase terminale della vita.
Un approfondimento di questa tematica assistenziale potrà aversi nel prossimo
P.S.N.
Va comunque ricordato che la consapevolezza, condivisa da Stato e
Regioni, della urgenza di dover affrontare questa problematica ha già portato
a:
come
approccio generale al trattamento dei malati terminali
· L'approvazione del D.L. 28.12.1998 n. 450 convertito con modifiche dalla
L. 26.2.1999 n. 39 che ha previsto, tra l'altro, l'adozione di un programma
nazionale per la realizzazione, in ciascuna regione o provincia autonoma, di
una o più strutture dedicate all'assistenza palliativa
· L'approvazione del D.M. 28.9.1999 con il quale è stato adottato il
Programma nazionale suddetto
· L'approvazione del DPCM 20.1.2000 con il quale è stato approvato l'atto
di indirizzo e coordinamento recante i requisiti strutturali, tecnologici ed
organizzativi per i centri residenziali di cure palliative
· L'adozione da parte di tutte le regioni e le province autonome del
programma regionale applicativo del programma nazionale comprensivi dei
piani per l'integrazione delle strutture residenziali per le cure
palliative-hospice con le altre attività di assistenza ai pazienti terminali,
nonché dei programmi di comunicazione ai propri cittadini sulla rete integrata
dei relativi servizi
· Legge n.12 dell'8.1.2001 ?Norme per agevolare l'impiego dei farmaci
analgesici oppiacei nella terapia del dolore?
come
approccio specifico ai malati terminali per cancro
· La previsione contenuta nelle Linee guida concernenti la prevenzione, la
diagnosi e l'assistenza in oncologia (approvate con apposito accordo
sottoscritto tra Stato e regioni nella seduta della Conferenza Stato Regioni
dell'8 marzo 2001 (rep. atti n.1179)) di specifiche indicazioni sulle cure
palliative rivolte ai malati terminali per cancro, in ambito domiciliare,
ambulatoriale e presso le strutture residenziali per le cure palliative-
hospice, .
come
approccio specifico ai malati terminali per AIDS
· La previsione contenuta nel Progetto Obiettivo AIDS (approvato con
DPR 8 marzo 2000 a seguito dell'intesa espressa nella seduta dalla
Conferenza Unificata del 27 maggio 1999 (rep atti n.117/CU) di
indicazioni sulle cure palliative rivolte ai malati terminali per AIDS presso
hospice, nel capitolo più complessivo dedicato agli interventi di tipo
domiciliare, ambulatoriale e presso le comunità alloggio e residenze
collettive.
Le
presenti linee guida esprimono orientamenti applicativi ed integrativi
dei sopracitati provvedimenti, condivisi dallo Stato, dalle regioni, dalle
province autonome e dalle autonomie locali .
Definizioni
generali
Le
cure palliative, secondo la definizione dell'Organizzazione Mondiale della
Sanità, costituiscono una serie di interventi terapeutici ed assistenziali finalizzati
alla "cura attiva, totale, di malati la cui malattia di base non risponde
più a trattamenti specifici. Fondamentale è il controllo del dolore e degli
altri sintomi, e in generale dei problemi psicologici, sociali e spirituali.
L'obiettivo delle cure palliative è il raggiungimento della migliore qualità di
vita possibile per i malati e le loro famiglie. Molti aspetti
dell'approccio palliativo sono applicabili anche piu' precocemente nel corso
della malattia."
Definizioni
specifiche
Mentre
per i pazienti terminali affetti da cancro le citate linee guida nazionali per
la prevenzione, la diagnosi e l'assistenza in oncologia hanno già provveduto a
definire criteri di definizione per la terminalità neoplastica, ai quali si
rinvia, per l'insieme delle condizioni che possono avvantaggiarsi di un
approccio di tipo palliativo si conviene di attenersi alle seguenti
indicazioni.
Le
Cure Palliative si caratterizzano per:
- la globalità dell'intervento terapeutico che, avendo per obiettivo la
qualità della vita residua, non si limita al controllo dei sintomi fisici, ma
si estende al supporto psicologico, relazionale, sociale e spirituale;
- la valorizzazione delle risorse del paziente e della sua famiglia oltre
che del tessuto sociale in cui sono inseriti;
- la molteplicità delle figure professionali e non professionali che sono
coinvolte nel piano di cura
- il pieno rispetto dell'autonomia e dei valori della persona malata;
- il pieno inserimento e la forte integrazione nella rete dei servizi
sanitari e sociali;
- l'intensità dell'assistenza globale che deve essere in grado di dare
risposte specifiche, tempestive, efficaci ed adeguate al mutare dei
bisogni del malato;
- la continuità della cura fino all'ultimo istante di vita;
- la qualità delle prestazioni erogate.
Dimensione
del problema
Metodologia
generale. Per definire le dimensioni del problema e fare una stima del
fabbisogno di cure palliative, è necessario definire preliminarmente per quali
gruppi di pazienti le cure palliative sono una risposta appropriata.
Per
fare questo si possono utilizzare diverse fonti di dati in parte provenienti
dalle statistiche correnti, in parte presenti nella letteratura scientifica
sull'argomento. Più precisamente, è possibile utilizzare:
· la mortalità specifica per causa, per stimare il numero di
pazienti che sono deceduti dopo aver attraversato una fase terminale di
malattia caratterizzata da una compromissione della qualità di vita.
· i risultati di studi prospettici e retrospettivi che hanno stimato la
prevalenza dei problemi dei pazienti nei loro ultimi mesi di vita.
· i dati di utilizzo dei servizi, in primo luogo, quelli di cure
palliative.
Ciascuna delle tre fonti di informazioni presenta alcuni limiti:
· La fase terminale di malattia è stata stimata nella sua incidenza e
durata solo per i pazienti deceduti con tumore. Gli studi sono stati condotti
in Inghilterra e Stati Uniti, e il trasferimento dei risultati in contesti
diversi potrebbe non essere appropriato.
· La compromissione della qualità di vita durante la fase terminale del
paziente oncologico è stata studiata in studi retrospettivi (condotti
intervistando il caregiver principale del paziente deceduto) e in studi
prospettici (condotti su coorti pazienti seguiti dai servizi). L'approccio
retrospettivo permette di studiare campioni rappresentativi dei deceduti per
tumore, ma sconta il limite della difficoltà a 'ricordare' da parte del
caregiver. L'approccio prospettico su coorti di pazienti seguiti dai
servizi di cure palliative è più preciso nella valutazione della compromissione
della qualità di vita, ma è basato su campioni non rappresentativi dell'insieme
dei deceduti.
· I dati riferiti all'utilizzo dei servizi scontano il limite
dell'impossibilità di includere nella valutazione i bisogni non soddisfatti dai
servizi esistenti: si fa riferimento ai pazienti che avrebbero potuto
ricevere beneficio da interventi specifici di cure palliative, ma
che non sono stati presi in carico in modo appropriato.
TUMORI.
Tutte e tre le fonti citate nell'introduzione possono essere utili per
stimare il fabbisogno di cure palliative nei pazienti oncologici.
Studi condotti in diversi Paesi sono concordi nello stimare in circa il
90% la percentuale di deceduti per tumore che attraversano una fase terminale
di malattia caratterizzata da un andamento progressivo. Gli stessi studi
stimano la durata media della fase terminale in circa 90 giorni. Utilizzando
questi due parametri e conoscendo il numero dei deceduti per tumore nel proprio
territorio, è possibile stimare l'incidenza e la prevalenza di pazienti
oncologici che potenzialmente beneficerebbero di interventi palliativi.
ogni 1.000 deceduti per tumore per
anno 900 casi incidenti per
anno 222 prevalenza puntuale
NOTA: casi incidenti: 90% dei deceduti; casi prevalenti: casi incidenti
per durata (sopravvivenza media)
Studi prospettici e retrospettivi (in particolare gli studi inglesi
su campioni nazionali di deceduti per tumore) concordano nel rilevare nel
paziente oncologico una elevata prevalenza di problemi nell'ultimo anno
di vita (dolore e altri sintomi, riduzione della funzionalità, distress
psicologico, problemi relazionali).
Stime inglesi basate sulla prevalenza dei problemi nell'ultimo anno di
vita e sull'utilizzo dei servizi di cure palliative, stimano che tra i deceduti
per tumore:
· il 25-65% abbia bisogno di interventi di cure palliative più o meno
complessi (fornito da diverse tipologie di servizi)
· il 15-25% abbia bisogno di ricovero (più o meno lungo) in una struttura
tipo hospice
Complessivamente si può ritenere che il 90% dei deceduti per tumore abbia
bisogno di interventi di cure palliative a diverso livello di complessità. Il
15-25% di questi pazienti beneficerebbe di ricoveri in struttura tipo hospice.
AIDS.
In Italia dal 1982, anno della prima notifica, al 31 dicembre 2000 sono
stati notificati al Centro Operativo AIDS (COA) 47.503 nuovi casi di AIDS (il
78% maschi). Alla stessa data, 31.514 pazienti (66.3%) risultavano deceduti.
L'andamento del numero di casi e dei deceduti di AIDS in Italia evidenzia un
incremento sino al 1995, seguito da una rapida diminuzione nel 1996 e negli
anni successivi. La diminuzione registrata nella mortalita' ha comportato il
fatto che il numero dei casi prevalenti sia in crescita negli ultimi anni.
casi Deceduti casi prevalenti
1994 5.524 4.306 12.915
1995 5.661 4.519 14.270
1996 5.033 4.098 14.784
1997 3.350 2.055 14.036
1998 2.401 953 14.382
1999
2.083 623 15.166
2000 1.426 326 16.315
NOTA: i casi prevalenti sono i i casi diagnosticati nell'anno in corso e
negli anni precedenti 'vivi' almeno 1 giorno nell'anno considerato.
FONTE: Istituto Superiore di Sanità (2001).
La storia naturale dell'AIDS inoltre, è caratterizzata da
alternanza di periodi di progressione e di stabilità, spesso
inframmezzati da episodi acuti che richiedono terapie specialistiche ed
ospedalizzazione. Il bisogno di cure palliative è, quindi, potenzialmente
presente durante tutta la durata della malattia AIDS, in particolare nelle fasi
di progressione di malattia. Va peraltro ricordato che il cambiamento in atto
dei pattern di mortalità per AIDS, potrebbe condizionare la causa finale
di morte e, più in generale, il quadro dei bisogni di questi pazienti in fase
avanzata e terminale di malattia.
Quello che sappiamo sulla compromissione della qualità di vita in fase
avanzata e terminale deriva da studi condotti su coorti di pazienti seguiti da
servizi. Mancano studi basati su popolazioni rappresentative dell'insieme dei
pazienti. I dati disponibili evidenziano una compromissione crescente di tutte
le aree della qualità di vita all'avvicinarsi del decesso, il 90-100% dei
pazienti riporta dolore o altri sintomi, distress psicologico (nel 70% dei casi
in forma severa). Una quota di pazienti presenta deterioramento cognitivo. Fra
questi, la quota che sviluppa encefalopatia richiede un'elevatissima intensità
di assistenza ed almeno il 50% dei pazienti ha bisogno di ausili
specifici. Rispetto ai pazienti che ricevono generalmente cure palliative nei
servizi, questi sono più giovani e spesso con problemi di natura sociale anche
molto gravi. Durante la fase terminale di malattia, la prevalenza e l'intensità
dei sintomi risulta più elevata rispetto ai pazienti neoplastici in fase
terminale.
Nel complesso, l'insieme delle evidenze disponibili suggerisce che
interventi di cure palliative siano appropriati per i malati di AIDS, in
particolare nelle fasi avanzate e terminali di malattia. E' dibattuto se gli
interventi debbano essere forniti da servizi specifici per questo tipo di
pazienti, o se vada incoraggiata l'integrazione nei servizi esistenti di cure
palliative. In ogni caso, gli interventi di cure palliative dovrebbero essere
disponibili al bisogno ed in associazione a terapie causali dirette a
controllare la malattia e le sue complicanze, a partire dalla diagnosi di AIDS.
PATOLOGIE NON NEOPLASTICHE AD ANDAMENTO PROGRESSIVO.
Alcune ricerche hanno esplorato la compromissione delle varie componenti
della qualità di vita nell'ultimo anno, prima del decesso per cause non
neoplastiche. Nonostante la scarsità delle informazioni, per almeno tre gruppi
di malattie le cure palliative (da sole o associate ad altri interventi)
sembrano essere un risposta efficace ai problemi di questi pazienti :
malattie del sistema cardiovascolare
malattie dell'apparato respiratorio
malattie del sistema nervoso
Allo stato attuale, per questi pazienti non è possibile definire con
precisione il bisogno teorico di cure palliative, data la scarsità di
informazioni relativamente alla fase terminale di malattia e ai problemi che
essi affrontano. Anche i dati sull'utilizzo dei servizi sono poco utili dato il
piccolo numero di pazienti seguiti da questi.
Studi inglesi ed americani sull'argomento, basati sull'utilizzo dei
servizi, stimano che il numero complessivo di pazienti non oncologici che
beneficerebbe di interventi di cure palliative interessa 0.5-1 volte il numero
di pazienti deceduti per tumore. Quindi ogni 1.000 deceduti all'anno per
tumore, possono stimarsi in 500-1000 nuovi pazienti non oncologici (e non AIDS)
che potrebbero beneficiare di interventi di cure palliative.
Livelli assistenziali
II programma nazionale per la realizzazione di strutture per
le cure palliative (D.M. 28/9/99) nell'all.1 parte I recita:
"La rete di assistenza dei pazienti terminali è costituita da una
aggregazione funzionale ed integrata di servizi distrettuali ed ospedalieri,
sanitari e sociali...........si articola nelle seguenti linee organizzative
differenziate e nelle relative strutture dedicate alle cure palliative:
assistenza ambulatoriale;
assistenza domiciliare integrata;
assistenza domiciliare specialistica;
ricovero ospedaliero in regime ordinario o Day hospital;
assistenza residenziale nei centri residenziali di cure
palliative-hospice"
Con i provvedimenti di adozione dei programmi regionali applicativi del
programma nazionale, comprensivi dei piani per l'integrazione delle strutture
residenziali per le cure palliative-hospice con le altre attività di assistenza
ai pazienti terminali, nonché dei programmi di comunicazione ai propri
cittadini sulla rete integrata dei relativi servizi, le regioni e le province
autonome hanno provveduto a definire l'impianto organizzativo della rete della
cure palliative nelle proprie realtà.
Per dare concreta operatività a tale rete si conviene che nella fase del suo
consolidamento vengano assicurati:
· accessibilità da parte dei cittadini;
· possibilità di intervenire in ambiti diversi: in ospedale, a domicilio,
in strutture residenziali e/o di ricovero anche specifiche;
· disponibilita' di tipologie assistenziali diversificate: ambulatorio,
ricovero diurno, ricovero ordinario, assistenza domiciliare e residenziale;
· mantenimento della continuità assistenziale ottenuta mediante
l'integrazione delle diverse opzioni in un unico piano assistenziale;
· diffusione della cultura delle cure palliative tra il personale
sanitario, in particolare nelle strutture ospedaliere, migliorando anche ed
incrementando gli interventi di terapia del dolore e degli altri sintomi che
provocano sofferenza;
· integrazione con i servizi sociali;
· collaborazione organica con le risorse formali e informali esistenti
nella società: le organizzazioni non profit, in particolare le associazioni di
volontariato, la rete parentale e amicale ecc.;
· raggiungimento del rapporto ottimale costi/benefici;
· riduzione dei ricoveri inappropriati e delle giornate di degenza;
· reale attuazione di dimissioni protette;
· mantenimento di livelli essenziali di assistenza;
· verifica e la valutazione della qualità dei servizi offerti e dei
risultati;
Le esperienze fin qui maturate suggeriscono l'opportunita' che le
prestazioni siano erogate secondo una gradualità di interventi che veda
al centro il malato, la sua famiglia e i suoi bisogni; deve, perciò, essere
prevista e favorita ogni possibile forma di collaborazione tra strutture pubbliche
e private autorizzate ed enti o organizzazioni del terzo settore operanti sul
territorio, in particolar modo tra i servizi di medicina primaria e le
strutture ospedaliere per garantire una reale continuità assistenziale e
terapeutica.Ciò è conseguibile attraverso un modello integrato in grado di far
fronte alle esigenze sia dei pazienti che presentano bisogni clinico-sanitari
di bassa intensità, con prevalenti bisogni di natura più specificatamente
socio assistenziale, sia dei malati con bisogni di natura clinico/sanitaria
e/o di natura assistenziale di particolare complessità.
La maggior parte dei casi potrà essere seguita attraverso l'intervento
organizzato di personale infermieristico, riabilitativo e psicologico e
sociale, coordinato dal Medico di medicina generale anche attraverso il
raccordo tra servizi distrettuali e servizi comunali alla persona.
Per assicurare l'attività di consulenza specialistica e di eventuale
presa in carico della tipologia più complessa di pazienti sia in regime
degenziale e/o residenziale che domiciliare, è da prevedersi, per ambiti
territoriali definiti dalla regione, una funzione specialistica permanente
pluriprofessionale e plurispecialistica affidata alla responsabilità di
un dirigente medico, in possesso di idonea formazione ed esperienza in cure
palliative.
Tale funzione specialistica potrà essere garantita attivando
eventualmente una struttura organizzativa multidisciplinare dedicata che
configuri un'Unita' di Cure Palliative e, composta da esperti nelle diverse
problematiche cliniche, psicologiche, sociali, spirituali e di comunicazione,
tali da fornire risposte adeguate ai bisogni del malato terminale e della sua
famiglia. E' fortemente raccomandato che tale équipe preveda almeno le seguenti
figure professionali: Medico Palliativista, Infermiere, Psicologo, Assistente
Sociale, Operatore Socio Sanitario. Ove possibile vanno inseriti volontari
specificamente addestrati e selezionati, per le attività di accompagnamento e
di aiuto di natura non clinica nonché assistenti per il sostegno spirituale.
Nell'équipe si integra il medico di medicina generale del paziente assistito e,
ove disponibile, lo specialista che ha seguito il paziente.
Le regioni definiscono le modalità di inserimento delle strutture
residenziali per le cure palliative - hospice nella rete ed il loro
rapporto con la funzione specialistica sopra delineata.
Percorsi assistenziali
Le regioni, nell'ambito dei propri provvedimenti di
riassetto dell'assistenza territoriale, hanno provveduto a disciplinare le
modalità con cui ai soggetti portatori di condizioni o patologie cronico
degenerative o comunque multiproblematici e' garantita una valutazione
multidimensionale per l'accesso alla rete dei servizi, al fine di favorire i
processi di presa in carico e di ottimizzazione dei percorsi assistenziali.
Per quanto riguarda l'ottimizzazione dei percorsi per i soggetti
candidati ad un trattamento palliativo, è fortemente raccomandata l'attivazione
di interventi che, nella più complessiva articolazione del processo
valutativo, garantiscano la specifica linea valutativa finalizzata
all'erogazione delle cure palliative, con particolare riferimento alla
definizione di criteri per la stesura dei piani di intervento e per il
monitoraggio dell'appropriatezza dei servizi erogati. Ciò è conseguibile
prevedendo che all'unità valutativa multidisciplinare, ove prevista e/o
definita dalla regione, sia comunque garantita la consulenza della funzione
specialistica dedicata precedentemente delineata.
Nelle realtà in cui non è ancora stato definito una piu' complessivo
sistema per la valutazione multidimensionale, si ritiene possa
essere utile l'attivazione di una Unita' Valutativa di cure palliative
costituita almeno da:
- medico del distretto
- medico palliativista della Struttura specialistica di riferimento
- medico di medicina generale del paziente da valutare
- infermiere coordinatore
A queste figure è opportuno che si aggiungano altri operatori (medici
specialisti, psicologi, assistenti sociali, ecc.) secondo la complessita'
delle problematiche poste da ogni singolo caso.
Una formazione specifica per la dirigenza nel campo delle cure
palliative
L'accesso alla Dirigenza medica è regolamentato dal D.P.R.
del 10/12/97 n° 483. Per il secondo livello dirigenziale (dirigente di
struttura complessa) all'articolo 4 sono elencate le discipline ed all'articolo
5 i requisiti indispensabili per l'accesso. La ?Medicina Palliativa? e le ?Cure
Palliative? non sono comprese nell'elenco delle discipline e neppure nelle tabelle
dei servizi equipollenti. Attualmente nella Comunità Europea la
specializzazione in Medicina/Cure palliative è attivata solo nel Regno Unito e
in Irlanda (in corso di attivazione in Spagna e in Francia), per cui non
risulta ancora ufficialmente riconosciuta, essendo necessaria la presenza di
una scuola in almeno quattro Stati membri per il riconoscimento europeo del
titolo. Sarà pertanto assolutamente necessario, nella attuale e prossima
situazione italiana, identificare la figura professionale del medico
specialista in Medicina Palliativa con apposito titolo professionalizzante che
sarà a breve, con ogni probabilità, riconosciuto ufficialmente dall'Unione
Europea.
Tenuto conto di quanto sopra e considerata la prossima attivazione in
tutte le ASL italiane dei programmi integrati per le cure palliative basati, da
un lato sulla figura del Medico di medicina generale, dall'altro sulla figura
di uno specialista dedicato, è opportuno:
· per quanto riguarda i Medici di medicina generale, prevedere, con
modalità di cui alla normativa vigente, l'inserimento di contenuti
formativi in tema di cure palliative sia nei programmi del corso di formazione
specifica sia durante le attività di formazione continua
· per quanto riguarda gli specialisti dedicati, prevedere una fase
transitoria, di durata non superiore ai dieci anni, stabilendo con un idoneo
provvedimento i criteri necessari e sufficienti per definire l'idoneità ad
operare nelle cure palliative, per selezionare i formatori e per stabilire
l'accesso alle funzioni dirigenziali .
Nel suddetto provvedimento, dunque, considerata la situazione urgente
precedentemente descritta, fermi restando i requisiti generali previsti dalla
normativa vigente per l'accesso alle funzioni dirigenziali, per l'affidamento
dei compiti dirigenziali nel campo delle cure palliative potra' essere
considerato, quale requisito specifico aggiuntivo, il possesso di una
Specializzazione dell'area medico-chirurgica e l'aver effettuato corso
formativo in ?Medicina Palliativa? o ?Cure Palliative?, di almeno 80 ore,
tenuto da Istituzioni pubbliche, Universita' o Agenzie formative accreditate,
in collaborazione con Società Scientifiche per le "Cure Palliative".
Per quanto riguarda l'attività di servizio necessaria per l'accesso al
livello dirigenziale, potra' essere considerata accettabile un'attività
svolta per almeno 3 anni nel settore delle cure palliative, espletata in
reparti o servizi del S.S.N., ovvero un'analoga attivita' documentata di almeno
5 anni in servizi del circuito privato profit e no profit accreditati,
dedicati alle "Cure Palliative".
Il Ministero della Sanità, infine, con proprio atto, prevedendo un
Comitato organizzatore con la presenza di rappresentanti delle Regioni e delle
Province Autonome, istituirà un corso sperimentale di formazione per dirigenti
dell'Unita' di Cure Palliative, e definirà un curriculum italiano essenziale
(core curriculum), indispensabile per assicurare l'uniformità sia dei contenuti
disciplinari delle cure palliative, che dei metodi didattici usati per
insegnarle. Anche sulla base delle esperienze effettuate attraverso il corso
sperimentale di cui sopra, le regioni provvederanno successivamente a
realizzare ulteriori corsi di formazione dirigenziale nelle cure
palliative, tenendo inoltre presenti le piu' generali modalita' di
organizzazione dei corsi formativi per l'accesso alle funzioni dirigenziali.
Per quanto riguarda gli altri operatori professionali impegnati con
compiti di coordinamento e/o di formazione nelle attivita' per le cure
palliative (psicologo,assistente sociale, infermiere) occorrera' altresi'
prevedere una analoga iniziativa di formazione sperimentale a carattere
nazionale.
Carta
dei servizi
La
Carta dei Servizi dell'Azienda sanitarie dovrà prevedere una specifica sezione
riguardante i servizi che erogano Cure Palliative .
Ruolo
degli Enti Locali
Le Aziende sanitarie, ai fini di una migliore assistenza dei malati
assunti in cura e di un miglior sostegno alle famiglie sia durante
l'assistenza sia nella fase dell'elaborazione del lutto, ricercheranno la
collaborazione, sottoscrivendo specifici protocolli di intesa e/o
convenzioni e/o accordi, con i Comuni eroganti prestazioni sociali a rilevanza
sanitaria. E' auspicabile, in particolare, che venga costruito un rapporto di
sinergie con gli Enti locali e con gli Enti no-profit presenti sul territorio
impegnati nelle seguenti aree:
· Attività di accompagnamento e diversionali;
· Attività di supporto alla famiglia;
· Controllo di qualità della assistenza e della soddisfazione degli utenti;
· Ricerca e formazione;
· Sensibilizzazione e comunicazione con i cittadini;
· Fornitura di risorse professionali in genere;
· Ogni altra attività ritenuta utile ed idonea.
Regioni
e Comuni promuoveranno e realizzeranno, sulla base delle rispettive competenze
e nell'ambito della programmazione regionale e locale in materia di interventi
di assistenza sanitaria e socio sanitaria, un efficace collegamento dei servizi
per le cure palliative con il sistema dei servizi sociali e delle prestazioni
sociali a rilevanza sanitaria, nel rispetto di quanto previsto dall'Atto di
indirizzo e coordinamento in materia di integrazione socio sanitaria.